Indecisionismo e nichilismo

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Possiamo essere indecisi, anzi Indecisionisti. Non solo! Si può essere indecisionisti senza pessimismo e guardando alla vita con entusiasmo, cogliendone pure la bellezza. Immaginiamo l’indeciso come un essere nauseato all’idea di agire, tanto un’azione vale l’altra. Forse ci sbagliamo. Questa forma di pessimismo che ha portato al nichilismo tra la fine dell’Ottocento e i primi del secolo scorso non appartiene all’indeciso, o almeno è possibile che non gli appartenga. Naturalmente, potrebbe sempre valutare anche questa opportunità!

Cosa distingue l’indecisionista dal nichilista? Il fatto di essere contrari: per il nichilista niente ha un valore; per l’indecisionista tutto ha un valore. Questo significa che per il primo nulla è degno di essere considerato, nulla vale la pena. Il compito del nichilista è, in un senso largo, ridurre a niente una cosa o un valore (non siamo qui per discuterne la possibile paradossalità). Per il secondo, al contrario, tutto vale la pena, tutto è degno di ascolto, valutazione, sperimentazione.
Ora, sembrerebbe che da un punto di vista logico, uno e l’altro vadano a finire nello stesso insieme: se non c’è distinzione di valori, il valore è nullo. Se l’indeciso non distingue e non sceglie, in virtù di un valore, tutto è pari a niente. Tuttavia, la vita non è insiemistica e la vertigine del nichilista, che si lancia verso il suo paradossale bene supremo, il vuoto, non ha molto a che vedere con l’insaziabile febbre che muove l’indecisionista, confondendolo fino alla vertigine. Vertigini ben diverse, dunque.

L’indecisionista lavora, conosce, spinge la sua curiosità fino agli interstizi più insignificanti. L’indecisionista agisce, senza sentire la sua azione definitiva. L’indecisionista non impone ad altri il suo punto di vista, cerca di sperimentarne il più possibile. È l’empatico per eccellenza, o almeno ci prova.

Come il nichilista, anche l’indecisionista è perfettamente in armonia con il suo tempo. Il nichilismo, infatti, si è presentato all’essere nel periodo dei totalitarismi. Il tutto era unico e privo di sfumature; ad esso si è opposto il Niente, altrettanto unico, compatto e privo di sfumature. Infatti, la parola nichilismo appare per la prima volta in un romanzo russo, Padri e figli di Turgenev, dove il personaggio definito, appunto, nichilista è colui che non si lascia assoggettare da nessun tipo di autorità. Non sarà questo un atto di autoritarismo? Infatti, il nichilismo in Russia si è evoluto in terrorismo politico e Alessandro II è stato assassinato. Un unico valore, il Nulla, si è opposto all’unico valore esistente.

Senza giudicare se questo sia stato un bene o un male, l’indecisionista non ha nulla a che vedere con tali evoluzioni. O meglio, potrebbe ma non necessariamente: l’anti-autoritarismo autoritario non è implicato nell’indecisione. Questo perché oggi il totalitarismo è mutato e, per quanto molti non siano d’accordo, non è il sistema dominante nella società contemporanea.
Oggi non abbiamo un valore supremo, abbiamo una marea di valori possibili, tutti in lotta. Per lottare, naturalmente, serve molta convinzione, dobbiamo scegliere e perseguire l’obiettivo fino a sfinirci. Femminismo, animalismo, liberismo, veganismo, esoterismo, consumismo, concretismo, laicismo, scientismo, misticismo, evangelismo, populismo, pacifismo, anti-specismo e chi più ne ha più ne metta! Scendiamo in piazza e difendiamo, combattiamo, affermiamo. Cosa? Diritti, doveri, il dover essere, la libertà mia che finisce con la tua e mai ci si accorda sui confini. Si combatte anche per la non-violenza! È il tripudio delle idee, tutte prese nello stile più ortodosso, tutte erette a fondamento, a cemento del mondo.

È dunque poco sorprendente che qualcuno si riservi la possibilità di non scegliere, non aderire, o di scegliere più di un –ismo possibile e non combattere, non scendere in piazza, non convincere nessuno. Tutti anelano alla verità in un momento in cui ce ne sono davvero troppe, l’indecisionismo vuol solo ricordare che ce ne sono troppe e che ciascuna ha motivazioni e punti forti così come punti deboli. L’indecisionista ammette di non sapere, di non conoscere tutte le carte del gioco in un gioco di ampiezza sconosciuta. Riconosce la trama di interconnessione di cui fa parte suo malgrado. Questo non significa che lascia il tavolo, solo che gioca senza prendersi sul serio.

L’indecisionista, infatti, può ancora stare insieme a coloro che non sono come lui, non deve appartenere a qualcosa e si riserva di partecipare a tutto. Chiunque può unirsi all’indecisionismo perché non ci sono limiti neppure di esclusione. Eh si, accetteremo anche un fondamentalista! Anche se, probabilmente, non vorrà sentirsi indeciso a lungo.

L’indecisionista, dunque, non vive nel peggiore dei mondi possibili che deve rivoltare, l’indecisionista vive e annusa l’ineffabile rincorrendolo, pur sapendo che non arriverà da nessuna parte e che non cambierà nulla poiché tutto cambia già. L’indecisionista in fondo ha capito che ce la stiamo raccontando e, come uno yogin in sirshasana, ci ride su.

 

(di Marzia Michelizza)

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