Manifestiamo Indecisione. Non manifestiamo decisione. Manifestiamo Arte Indecisionista.

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‘Manifesto’ deriva dal latino manifestus, che significa palese, chiaro, evidente, offerto apertamente alla vista o all’intelletto altrui.

Che cosa succederebbe se la tematica che un manifesto si incarica di rendere palese, non si potesse palesare? Se ciò che dovesse essere reso chiaro, mancasse di chiarezza? Se ciò che si volesse mettere in evidenza, non ne possedesse? Se dovesse essere per esempio l’indecisione, con la sua oscurità, incertezza e ambiguità, la tematica del manifesto?

Sarebbe un po’ come dire “ora vi spiego per bene qualcosa che non so e che comunque non posso sapere”. Quali credenze, quali leggi, quali punti fissi possono sorreggere un Manifesto che non ne può avere?

Avete presente l’omonimo film, Manifesto? C’è una scena in cui Cate Blanchett è impegnata ad insultare tutto e tutti mentre interpreta il Manifesto Dadaista: –Abolition of logic, DADA, abolition of memory, DADA, abolition of archeology, DADA, abolition of the future, DADA. […] DADA means nothing and you were all idiots, yes you’re all complete idiots. No more anything. No more anything. No more anything. Nothing. Nothing. Nothing.- grida.

Come ogni movimento artistico, degno rappresentante del suo tempo, il dadaismo voleva rompere con la tradizione, il passato, l’ammuffito. Lo mise in chiaro, con uno schietto nero su bianco. La decostruzione del mondo artistico di cui i dadaisti non si sentivano parte, doveva avvenire in modo brutale, deciso, forte. Tuttavia questo rifiuto non li lasciò in preda al caos. Fecero un falò di sterpaglie secolari, ci si buttarono dentro e bruciarono insieme a loro. E poi come fenici rinate dalle proprie ceneri, giocarono con esse, ci costruirono castelli come fossero di sabbia e incominciarono a risignificare le cose. Anche in questo tentativo di reset della storia dell’arte, non è mai mancata una manifestazione di nuove credenze o appigli, inclusa la decisione di non volerne: un nichilismo cosciente, uno scetticismo rigenerante. Non sapevano cosa volessero, ma erano certi di sapere cosa non volessero, e si divertirono a prenderlo in giro.

Reazione, impulso a uscire dallo stallo, creazione di uno stile.

Anche l’indecisionismo rifiuta le leggi, ma non è completamente impermeabile alla densa melma di verità assolute che piovono dal cielo. Come davanti ad un invitante buffet, l’indecisionista ne assaggia qualcuna, e poi la vomita. Bulimico quanto basta, non vuole interiorizzare i dogmi, ma li usa ogni tanto per sfamarsi. Durante la notte si avvicina di soppiatto ad un nichilismo che non può raggiungere, perché non è un Super Uomo, non possiede la forza, la potenza, il dinamismo, non vuole ricominciare da zero. Per lui tutto è, ma anche non è, alla Parmenide. L’indecisionista preferisce muoversi tra le crepe di una terra che trema, ma non crolla. Tra gli anfratti, le intersezioni, le strade dissestate. Si rifugia nelle sfumature. Intraprende quotidianamente un viaggio tra le infinite possibilità che lo circondano. Si perde, si ritrova e torna a perdersi. Nessuno lo conosce, molti lo vedono. È alla perenne ricerca di qualcosa e, attraverso una tensione lieve ed incostante, cerca di capire quale sia la strada migliore per arrivarci. Tuttavia, governato dal dubbio, spesso si ritrova ad essere una bandiera che sventola in tutte le direzioni ma che rimane fissa su se stessa, aggrappata al palo del “non lo so”. D’altra parte questo palo, suo unico punto fisso privo di certezze, gli permette di creare continuamente. L’indecisionista è cambiamento, è originalità, è, paradossalmente, ricerca contaminata, ma libera. L’arte indecisionista infatti non fugge dalla sua storicità, non rompe con il passato ma lo usa a suo vantaggio. Chi aderisce al movimento è cosciente della tara generazionale che lo porta ad essere indeciso così com’è; cerca di comprendere e di gestire questa peculiarità, evidentemente bella e terribile. Lo fa oggi in un modo, domani in un altro. La sua instabilità è vita, è un flusso vibrante che ha solo bisogno di un po’ più di tempo per sgorgare con decisione. Sì, perché l’indecisionista è una bomba di energia pronta ad esplodere: dopo aver covato per tanto tempo un’idea, un bel giorno dal razionale la libererà all’irrazionale, manifestandola a tutti, ma perseverando nel guardarla con dubbio creativo. Il suo stile infatti non è rigoroso, non è differente, è imprevedibile.

Se è vero che l’indecisionista, per definizione, ha difficoltà ad esternare la sua arte, cosa lo porterà dunque a scegliere, ad uscire da quell’aut aut kierkergaardiano senza fine? A trasformare in atto tutta quella potenza che lo circonda? Ad uscire da un empasse autoindotto? Solo una cosa, l’unica certezza che possiede l’indecisissimo esteta di oggi giorno. Non importa con quali criteri scelga di esprimersi, manifestare la sua arte lo salverà. Ci salverà. Ci ha sempre salvati.

(di Beatrice Pascucci)

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